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Sono ai tuoi piedi i miei capelli: la parte
che so meno indegna di toccarti.
Questa gioia è fatta di parole mute,
parole cresciutemi nel ventre.
Non vista apro gli occhi per amare e servire.
Tu hai portato la vita in una landa oscura, tra mura
che accolgono incredibilmente l'infinito.
Ecco il miracolo inaudito! Come passasti
per la porta, come la tua divinità è qui,
al cospetto della nostra miseria quotidiana.
L'anfora è rotta, non s'è versato che profumo,
mentre avrei voluto si spezzasse il corpo,
traboccasse una fiumana di sangue e lacrime!
Nessuna luce in questa casa entrerà così raggiante. Mai.
Eppure anche a te la notte sconfinata prenderà il cuore.
I miei capelli amano in silenzio:
pudico il viso vi si nasconde.
Troppe le ombre, ha sofferto troppo per mostrarsi.
Ma i miei capelli sciolti hanno ancora
il colore impetuoso della giovinezza,
spira intatto il loro desiderio.
Perché intorno sguardi famigliari e duri?
Perché mi si stringono al collo accusatori?
Solo un gesto e uno spreco, offerto al vostro metro?
Non capisco, l'amore si dà, la sua bellezza
è darsi; come può sprecarsi se appartiene all'amato?
A lui tende con quel coraggio angelico...
Tu sei la terra ferma quando solco acque
cieche sconvolte, il suo alto faro;
sopra ogni tempesta il cielo stellato!
L'ignoro la risparmiosa logica che mi condanna,
non giudico: appena oso esistere tra voi.
Ma sono qui con il mio amore come in un giardino,
e adesso ho tutto. Tutto è nell'amore, crede e spera.
Sono io, sono il mio amore, che riversa ai tuoi piedi
in mille onde il suo profumo e di sé riempie il mondo, di te.